Recensione “Nessuno”

Recensione “NESSUNO”
(Rosario Del Duca)

Le opere d’arte, che siano esse popolari, epiche, esoteriche, o liriche possono essere lette a diversi livelli: come le sfoglie di una cipolla, sotto un significato ne trovi un altro, e un altro, e un altro ancora.

Il “Nessuno” di Daniele Finzi Pasca è, secondo me, tutto questo: un’opera d’arte popolare, epica, esoterica e lirica: non è assolutamente mia intenzione contraddire le bellissime, osannanti recensioni della pièce che trovo tutte calzanti, acute e, spesso, illuminanti; desidero solo dare la mia personale lettura di quest’opera.

Nella tradizione esoterica indiana “OM” è il suono sacro per eccellenza, il suono “non battuto” o, per meglio dire “non percosso” perché vibra spontaneo, l’essenza onnipresente di tutti i suoni “percossi”. Ogni inno sacro della tradizione vedica inizia con “OM”. Si dice che sia possibile udire questo suono, apportatore di suprema pace, dall’interno quando i sensi divengono completamente purificati. 

Ed è il caso di dire che i vocalizzi di Francesca sono il suono più vicino alla “OM” che io abbia mai udito. Be’, non posso sperticarmi in lodi, o dire che sono magnifici, magici, arcaici, commoventi, sconquassanti e pacificanti al tempo stesso… perché sono il papà di Francesca Del Duca… Ma mi è consentito lasciarlo dire agli altri ed esserne tacitamente e assolutamente d’accordo.

“OM” la vibrazione da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Sempre presente e così difficile da conquistare. E’ la nostalgia dei naviganti.

E Odisseo è il navigante per antonomasia, ossessionato dal ritorno a casa, il ritorno alla sua Penelope – alla quale si è già riunito o, forse, dalla quale non si è mai separato – eppure irresistibilmente governato da quel desiderio di conoscenza che lo porta a continui e pericolosi cambi d’itinerario. Che lo porta a perdere le sue navi, i suoi compagni di viaggio e tutto ciò che ha per la sua inappagabile sete di conoscenza.

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